Il DOVERE DELLA MEMORIA

Riferisce un collaboratore di giustizia, nostro compaesano, in un interrogatorio del 28\05\1993 innanzi ai Magistrati della D.D.A. di Napoli: "Accettai l'incarico e prestai giuramento a Cosa Nostra recitando la rituale formula mentre, dopo essere stato punto, facevo bruciare, tra le mie mani, l'immagine di Maria SS. Preziosa protettrice di Casal di Principe. Mio padrino fu.... ".
Povera Madonna nostra ! Bruciata per suggellare patti di sangue con la morte!
E pensare che , il 12 Settembre 1890,  i Casalesi (non il clan!) l'avevano già bruciata, anche se involontariamente e con altri fuochi e in altri contesti. Era tradizione, infatti, che il quadro della Vergine, venerata nel paese fin dal 1400/1500, venisse portato il giorno 9 settembre e il martedì in albis di ogni anno, dalla Chiesa parrocchiale del SS. Salvatore presso la Cappella in campagna, rustica e spoglia costruzione in pietra che sorgeva poco distante dall'abitato. Qui restava per un mese. Il quadro veniva posizionato sul lato sinistro dell'altare maggiore  e  innanzi vi si accendevano delle candele.
La sera del 12 settembre,  per fatalità,  il fuoco dalle candele si propagò ai candelabri di legno e quindi all'immagine che era dipinta "su intonaco su legno". Il quadro andò completamente distrutto. Quel che rimase, i tizzoni e qualche pezzo di intonaco dipinto, ancora intatto, vennero raccolti e depositati in un'urna.
Nei giorni successivi si diede mandato al noto pittore napoletano, cav. Maldarelli, di riprodurre l'immagine andata distrutta, ma una prima versione non piacque ai Casalesi perchè la Madonna non era stata rappresentata "bruna" così come era stata commissionata. Sembrò migliore la seconda versione, che è la stessa attualmente venerata.
Noi Casalesi, a volte, siamo strani: riusciamo a distruggere anche la memoria e i ricordi. Che fine avrà fatto l'urna contenente i resti del quadro incendiato? Possibile che sia andata dispersa? Non se ne ha più notizia… E la cosa è certamente singolare  per una comunità così attaccata alla venerazione della Vergine e alla sua immagine. Figurarsi che, nel 1760, pagando due corone d'argento, ne aveva voluto anche una statua facendola copiare dall'antico quadro. Questa statua, nel 1907, esisteva ancora nella Chiesa Parrocchiale.
Che fine avrà fatto? Sarà quella esistente presso l'istituto M. SS. Preziosa (ex orfonatrofio) in via Croce, come ipotizzava il defunto parroco don Vincenzo Caterino?
Si legge nei testi della Curia Vescovile di Aversa che il 2/2/1891, accompagnato da processioni, bande musicali e benedizioni solenni, il Vescovo di Aversa consegnava il nuovo quadro al popolo di Casale che lo collocava nella sua Cappella della Chiesa Parrocchiale del SS. Salvatore. Nella "sua Cappella", quindi  non sull'altare maggiore, dove si trova attualmente. Infatti, quest'ultima collocazione, gli venne data nel 1933 dal parroco don Michele Natale in occasione del 25° anniversario dell'Incoronazione, allorquando venne innalzato un trono marmoreo alle spalle dell'altare principale. Qual era la cappella di Maria SS. Preziosa all'interno della Chiesa Parrocchiale che era ed è intitolata al S.S. Salvatore sin dal 1300 ?
Nel 1956, nel rifare il pavimento della Chiesa Parrocchiale, furono divelte e disperse tutte le antiche lapidi funerarie in memoria di personaggi notabili del paese che, se non di gran valore artistico, certamente sarebbero state importanti per gettare  luce sul nostro passato , anche solo attraverso un elenco di nomi. Ne è rimasta solo una a destra, quando si entra nella chiesa.
Nel 1964 furono poi abbattute le tre magnifiche balaustre in marmo policromo dell'altare maggiore e, ancora, le cancellate in ferro battuto delle cappelle e il soffitto ligneo a cassettoni. Oggi poco resta dell'antico, tutto essendo stato rinnovato e rimodernato in nome di un progresso che non vuole ricordare e, nel nostro caso, non ha avuto il culto delle proprie origini e della propria storia.
Negli anni '70-'80, poi, abbiamo fatto "tabula rasa".
In questo breve periodo di straordinaria follia abbiamo abbattuto le nostre case con gli archi "a faccia a sole" e tutte le poche cose che ancora restavano di antico e che potevano ricordarci le nostre radici: la cappella di San Donato,  quella di M.SS.  Preziosa, i resti della fortezza del barone Corvino in via Croce (via della Croce e non via Benedetto Croce come talvolta viene indicata). Intanto avevamo già distrutto le cappelle di San Marco,  di San Rocco e quella del Lupo…
Era poco,  era niente ? Era qualcosa!
Le nostre campagne le abbiamo lasciate depredare dai tombaroli: reperti Osci, Etruschi, Romani, per noi persi per sempre e che hanno arricchito le collezioni di qualche  privato o di qualche museo, anche straniero. E pensare che esistono paesini che con quattro anforette "rotte" e reperti di scarso valore e di dubbia provenienza hanno allestito musei comunali…
Provate ad immaginare quanti  reperti osci-etruschi-romani avremmo potuto avere noi casalesi se non fossimo stati così poco lungimiranti!
E’ vero, non abbiamo avuto una storia rinomata, ma neanche abbiamo custodito quel  che avevamo.
E’ stato già assurdo aver dovuto aspettare  “50 anni per ricordare i nostri ragazzi andati a morire nell'ultima guerra e il 1994 per attaccare una lapide in memoria delle vittime dell'eccidio nazista del 1943 in via Molino.
Poi abbiamo iniziato a discutere di camorra ed anticamorra, di boss, di ras e di superboss, di 41-bis e 416-bis  al punto da identificarci con tutto questo.
Sì, anche questo, purtroppo fa parte della nostra storia  ma il nostro passato non è solo questo! Abbiamo alle spalle anche un’altra storia, legata alle nostre origini contadine, fatta di fatica e sudore, ma anche di valori positivi.
Noi adulti  abbiamo il DOVERE DI RICORDARE ai nostri bambini e ragazzi che cosa era il profumo del pane appena sfornato quasi in ogni casa e delle rose "a cappoccia" nel mese di maggio; degli alti pioppi maritati con la vite dell'uva asprina; dei campi di grano maturo chiazzati di papaveri rossi, dei frutteti di pesche e di mele  annurche, degli sterminati campi di bietole e pomodori, del grano falciato a mano e dei covoni ammucchiati in "mete" nell'attesa della trebbiatura…
Dobbiamo ricordare il duro - a volte durissimo - lavoro dei campi, con i buoi prima e con i mezzi meccanici poi ; le "sveglie" alle quattro del mattino e il rientro a quando "metteva il sole"; le "buone annate” che facevano le fortune di intere famiglie e le "male annate” che determinavano la rovina di altre ; le processioni con l'antichissimo Crocifisso ligneo, quando il Signore Iddio dimenticava di far venire la pioggia… E la "festa di Settembre" in onore della Madonna, lo "struscio" e l'unico vestito e l'unico paia di scarpe per l'estate e per l'inverno.
E i giochi di bambini chiassosi nei "luochi" e nelle "vinelle" e anche i bambini che già si recavano in campagna per "buscarsi la giornata", e le famiglie numerose e quelle numerosissime che non riuscivano a tirare avanti…
E ricordiamo ancora i lunghi periodi durante i quali le nostre mamme
usavano portare il lutto in caso di morte di un genitore, di un fratello o di altri parenti anche lontani, o del lutto strettissimo e perpetuo in caso di morte violenta.
Le nostre strade anguste costringevano i coltivatori della terra, nei mesi estivi, a uscire tutti alla stessa ora e a tornare tutti insieme, per evitare di incontrarsi e scontrarsi con i carri carichi di grano (quando andavano a 'ngarrà) o di fieno o delle nostre campagne popolate di uomini, donne e bambini che sembrava ogni giorno "una festa".
Ne è passato di tempo da quando i nostri padri vendevano e compravano solo sulla base della loro "parola d'onore" senza avvocati e senza notai. Eravamo ammirati per questo!
Ricordiamo ai nostri ragazzi anche l'assurda tradizione di detenere tutti armi in casa e di portare il "ribotta" ad armacollo per la pubblica via o in campagna per una eventuale e ottusa difesa dell'onore e della proprietà, ma senza pizzi e camorre.
Rammentiamo questo ai nostri ragazzi e diciamogli   anche che, dalla metà degli anni “60
fino alla meta degli anni “70, i nostri compaesani, lavoratori della terra, hanno lavorato più degli altri e, con il frutto del loro lavoro, hanno acquistato vasti appezzamenti di terreno in tutti i paesi limitrofi (Santa Maria La Fossa, Grazzanise, Cancello ed Arnone, Castel Volturno) e sono stati i maggiori produttori a livello nazionale di barbabietola da zucchero e di pomodoro.
Diciamo ai ragazzi della coltivazione della canapa nel mese di Luglio, con la "sceria", la "spenta" e le vasche per la macerazione sversate poi nei Regi Lagni e della moria dei poveri cefali “nganna a matura" .
Già! i Regi Lagni, dove si poteva anche fare il bagno d'estate e qualche volta bere direttamente dalle sorgenti naturali. Ma ve lo ricordate il povero vecchio fiume Clanio? Non c'e più. Lo Stato decise di cementificarlo. Ora è una delle fogne a cielo aperto più grandi d'Europa…
Ma se il più del nostro passato è andato perduto, qualcosa resta nelle pieghe dei ricordi e in qualche documento sottratto alla furia devastatrice del tempo e degli uomini.
Raccogliamolo e consegniamolo alle nuove generazioni perchè non si può scrivere il futuro senza conoscere  il passato, non si può continuare ad andare avanti senza sapere COME E IN CHE MODO siamo arrivati fin qui.

Avv. Alessandro Diana

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