Dopoguerra ed epidemia spagnola

Dando  un’occhiata ai dati della natalità e della mortalità nei primi due decenni del Novecento nel nostro paese, salta agli occhi che, negli anni 1918 e 1919, il numero di morti fu il più alto del ventennio e superò quelle delle nascite ( dato unico, non solo in quel periodo!)

ANNO

ABITANTI

NASCITE

MORTI

SALDO POSITIVO O NEGATIVO

1901

5428

172

122

+50

1911

5892

229

151

+78

1918


186

234

-48

1919


170

196

-26

1921

6638

339

124

+215


Tutti penseranno che fu la  I guerra mondiale a determinare tante vittime (e, sicuramente ebbe il suo peso)  ma, l’evento  che causò una mortalità così alta, a Casale come in tutta Europa, fu l’epidemia di febbre spagnola.
Questa pandemia, conosciuta anche come la grande influenza o “spagnola”, fu una forma influenzale che fra il 1918 e il 1920 uccise 50 milioni di persone nel mondo. Si calcola che mietè più vittime della terribile peste nera del 1300 e della stessa prima guerra mondiale.
Ad essa fu dato il nome di "spagnola" poiché la sua esistenza fu riportata all’inizio solo dai giornali spagnoli, in quanto non essendo la Spagna  coinvolta nella prima guerra mondiale, la sua stampa non era soggetta alla censura ; negli altri paesi, il violento diffondersi dell'influenza fu tenuto nascosto dai mezzi d'informazione, che ne parlava  come di un'epidemia circoscritta alla Spagna. In realtà, il virus fu portato in Europa dalle truppe statunitensi che, a partire dall'aprile 1917, erano arrivate in Francia per partecipare alla Grande Guerra.
Allo scoppio del contagio, la guerra durava ormai da quattro anni ed era diventata un confitto di posizione: milioni di militari vivevano  ammassati sui vari fronti, in trincee anguste e in condizioni  igieniche terribili che favorirono la diffusione del virus. Il particolare contesto storico in cui si diffuse  causò una decimazione della popolazione civile più di quanto non avesse fatto la guerra .
Gran parte delle vittime furono giovani sani tra i 18 e i 29 anni di età, una fascia di popolazione che di solito è più resistente a questo tipo di infezione;  gli scienziati hanno pensato che, quella fascia di popolazione, non era immunizzata verso quel ceppo di influenza come, invece, quelle più anziane.
Anche a Casal di Principe ci furono tanti decessi: soldati che erano addirittura tornati dal fronte e che morirono  a causa della febbre spagnola, giovani mamme che lasciarono bambini orfani in tenera età…
Eppure, anche questa sciagura fu superata e  il paese non solo si riprese ma, com’è possibile notare  dall’andamento demografico allegato, nel giro di un paio d’anni, la popolazione crebbe notevolmente.
Il nostro è sempre stato un popolo vigoroso che ha lottato contro tutte le avversità: la miseria, le epidemie, la delinquenza…avrebbero dovuto annientarlo. Invece ha sempre le forze per risorgere e andare oltre…
I contadini, gli artigiani, tornarono al proprio lavoro e, sappiamo che, sull’onda dell’occupazione delle fabbriche e delle terre che avvenivano in quegli anni in altre parti d’Italia, i casalesi si riunirono in una cooperativa chiamata “Risveglio” che raggiunse circa 500 iscritti ed occuparono le terre del marchese Diana e del dottor Bevilacqua, in località Bonito, ed iniziarono a lavorarle con entusiasmo. E forse avrebbero continuato ad occupare questi latifondi se non fosse intervenuto il fascismo a bloccare questo tipo di azioni.