San Leonardo

Capitolo II
DUE SANTI IN CERCA DI IDENTITA’
2. S. Leonardo

Leonardo nasce nel sec. V, ricco di avvenimenti favorevoli per la chiesa, come, ad esempio, l'affermazione del Papato come potenza spirituale, ad opera di S. Leone Magno, il Papa che arrestò Attila, il flagello di Dio, che stava per distruggere Roma.
Ricordiamo pure l'evangelizzazione dell'Irlanda e la conversione dei Franchi, ma soprattutto la proclamazione dogmatica della Divina Maternità della Vergine Maria, fatta nel Concilio di Efeso del 431.
Si narra 1 che il suo Battesimo sia stato celebrato da S. Remigio vescovo di Reims e che gli abbia fatto da padrino Clodoveo re dei Franchi.
Di nobili origini, dunque, e destinato da una brillante carriera militare ad ecclesiastica, Leonardo sente che non è quella la sua strada; abbandonato tutto, si reca nel convento di Micy sulla Loira, dove viene apprezzato e amato da tutti per la sua umiltà. Sentendosi indegno, rifiutò perfino di essere ordinato sacerdote e continuò a svolgere le funzioni di diacono. Qui avrebbe compiuto il primo miracolo, trasformando, a somiglianza di Gesù, l'acqua in vino, poiché mancava il vino, che un suo amico diacono aveva offerto ad un povero vecchio che ne aveva bisogno, dimenticando che stava per essere celebrata la Santa Messa.
Rendendosi conto, ancora una volta, che il disegno di Dio su di lui era diverso, Leonardo sogna di diventare eremita e si stabilisce in quella che veniva un tempo chiamata Aquitania e oggi Limousin, dal capoluogo Limoges.
Il luogo scelto era precisamente la foresta di Pauvain, una parte della quale fu poi donata a Leonardo dal re Teodeberto I, a causa dell'intercessione dell'eremita, che aveva pregato per la regina, sorpresa nella foresta dalle doglie di un parto difficile e pericoloso.
Quella zona, dal nobile dono del re, si chiamerà NOBILIACUM, da cui NOBLAT o NOBLAC, il nome del villaggio fondato da S. Leonardo.
Ben presto, però, la solitudine di Leonardo si trasforma e nell'eremo sorge un centro di vita cristiana, una vera comunità religiosa. Nella foresta di Pauvain il lavoro ha un posto preminente; esso va considerato come mezzo di espiazione e di santificazione.
Uno dei suoi biografi più importanti afferma 2 “ Lavorò ed insegnò ad altri a lavorare, accettando e desiderando il lavoro come una forma facile e sicura di perfezione umana e cristiana ̋.
Leonardo insegnò praticamente ai suoi discepoli l'adempimento della loro missione, sottomessi alla volontà di Dio.
I frequentatori della comunità furono i più vari; ma generalmente si trattava degli ultimi, di coloro che, vivendo ai margini della società, cercavano conforto e riscatto.
In particolare ricordiamo: i prigionieri, fuggiti da fortezze e carceri, gli schiavi, i poveri, i malati, gli afflitti e chiunque avesse bisogno di aiuto e di consiglio.
In particolare i prigionieri, sfuggiti ad ogni genere di tortura e gli schiavi, soggetti ad ogni tipo di vessazione, sembrano essere gli interlocutori preferiti di S. Leonardo.
Egli tentò una rieducazione civile e morale dei carcerati, facendoli passare attraverso l'esperienza del lavoro, concetto, questo, che è considerato il fiore all'occhiello della moderna concezione della pena, intesa non più solamente come espiazione del reato commesso, ma come vera e propria forma di riabilitazione.
Ma S. Leonardo non fu solamente patrono dei carcerati; tutte le occasioni furono propizie per invocarlo: guerre, epidemie, invasioni militari o di pirati,...
La sua fama ben presto superò i confini della Francia e venne invocato con i nomi e gli attributi più prestigiosi.
Ne cito solo alcuni:
1. Fiore odoroso della chiesa di Cristo;
2. Serafino della carità;
3. Iride di pace e riconciliazione tra il cielo e la terra;
4. Santo caro a Dio e agli uomini.

In un antico scritto viene così definito:
CAPTIVORUM  LIBERATOR = liberatore dei prigionieri;
OPPRESSORUM  DEFENSOR= difensore degli oppressi;
AFFLICTORUM  CONSOLATOR= consolatore degli afflitti;
CALAMITATUM  EXPULSOR= allontanatore delle calamità.
La sua fama superò ben presto i confini della Francia; in Italia ben 226 chiese sono state a lui dedicate, di cui 162 nella sola Italia meridionale e insulare. Anche l'ospedale di Castellammare di Stabia porta il suo nome.
L'organizzazione della sua comunità, e di tutte quelle che ad essa si ispirarono, prevedeva sempre un  «ospizio» o «ospedale»,  per tutti quelli che andavano o tornavano dalle crociate e per i pellegrini che intraprendevano il famoso « Cammino di Santiago» attraverso la via Francigena.
Molti sono gli aspetti del suo carisma che lo resero famoso e popolare, primo fra tutti l'affermazione del lavoro come strumento di vita e di santificazione. Soleva, infatti, ripetere: ‟ L'uomo nasce per lavorare, l'uccello per volare!”.
Ma quello che caratterizza la sua figura e tutta la sua opera è il valore della carità.
“Leonardo non si era legato alla capanna con pesanti catene di ferro, come facevano molti eremiti, ma si era lasciato legare dalle catene della carità di nostro Signore Gesù Cristo”, secondo l'espressione che S. Benedetto fa pronunciare al solitario S. Martino di Montecassino.